Crioterapia, vacuumterapia, pressoterapia: i trattamenti per il recupero muscolare

Come avevamo già accennato in questo articolo, il recupero muscolare post-allenamento è una pratica molto importante per ogni sportivo a qualsiasi livello. Per far tornare il proprio corpo in uno stato ottimale, si possono utilizzare delle particolari terapie tra cui: crioterapia, vacuumterapia e pressoterapia.

Di cosa si tratta? Sono trattamenti equivalenti oppure hanno delle peculiarità diverse? Possono essere combinati tra di loro, oppure servono per contrastare disturbi o problematiche di diversa natura? Tante domande, altrettante risposte: cominciamo!

 

Crioterapia: le basi

 

Il termine crioterapia deriva dal greco antico kryoterapìa, parola composta da kryos (gelo) e terapìa: in pratica, terapia del freddo. Consiste principalmente nel sottoporre il proprio corpo a temperature estreme (-140° circa) per un breve periodo di tempo.

Quando si parla di crioterapia, è necessario fare una distinzione tra il trattamento sistemico e quello localizzato. Nel primo caso abbiamo il soggetto in costume da bagno immerso completamente nel freddo, qui anche il nostro sistema nervoso viene stimolato dal trattamento crioterapico. Nel secondo caso, invece, abbiamo un abbattimento di temperatura localizzato in un unico punto del nostro corpo.

Grazie alle proprietà antinfiammatorie del freddo, la crioterapia facilita il recupero muscolare anche in caso di contusioni più o meno gravi. Le persone infatti, in seguito a questo particolare trattamento, percepiscono meno dolore nella parte lesionata e, di conseguenza, sono in grado di effettuare tutti gli esercizi di riabilitazione richiesti dal medico sportivo senza lasciarsi frenare dall’infiammazione.

 

Vacuumterapia: le basi

 

La IVT (Intermittent Vacuum Therapy) è un trattamento che sfrutta il vuoto per migliorare l’afflusso di sangue nelle varie parti del corpo e, di conseguenza, aumentare l’apporto di ossigeno: elemento necessario per svolgere attività di tipo aerobico. Un’evoluzione della IVT è sicuramente la LBNPD (Lower Body Negative Pressure Device), trattamento che si circoscrive - come si può intuire dal nome - agli arti inferiori.

Come si svolge? È molto semplice: il paziente viene fatto accomodare nel macchinario apposito: un tubo che parte dai piedi ed arriva a cingere la vita. La macchina viene adattata al girovita della persona in modo da creare un ambiente isolato: una pompa inizia a risucchiare aria dal tubo creando una pressione negativa differente rispetto a quella terrestre attorno alle gambe aumentando, così, il flusso di sangue nella parte inferiore del corpo. Il trattamento dura circa 50 minuti.

Una versione ridotta della vacuumterapia è la coppettazione, pratica importata dalla tradizione Orientale che consiste nell’applicazione di contenitori appositi nei punti da trattare. Il vuoto creato all’interno di questi recipienti grazie al calore favorisce l’afflusso di sangue nei punti stimolati. Il trattamento non supera mai i 15/20 minuti per non sottoporre a eccessivo stress le parti sottoposte a coppettazione.

Data questa capacità di modificare il flusso sanguigno, la vacuumterapia si presta al trattamento di problematiche e disturbi vascolari o, in alternativa, come trattamento per il recovery post-operatorio. (Se vuoi saperne di più su questa terapia e sui disturbi che permette di trattare, puoi consultare il nostro approfondimento)

 

Pressoterapia: le basi

 

Se la vacuumterapia sfrutta l’effetto vuoto, la pressoterapia - come si può intuire dal nome - sfrutta una variazione di pressione per andare a smuovere il sistema linfatico, migliorare il drenaggio e riducendo la ritenzione idrica. A questi effetti si associa anche un boost della circolazione sanguigna e una riduzione della stanchezza dovuta allo smaltimento delle tossine.

Gambe e braccia sono i punti su cui si concentrano nella maggior parte dei casi i trattamenti pressoterapici ma in che cosa consistono di preciso? Si tratta di un massaggio fatto da gambali e manicotti dotati di camere d’aria che, gonfiandosi e sgonfiandosi, provocano un movimento peristaltico che favorisce il circolo dei liquidi.

Come è facile immaginare da quanto descritto fino ad ora, la pressoterapia viene utilizzata per trattare disturbi come trombosi o problematiche legate alla circolazione sanguigna. Grazie alla stimolazione di questo trattamento, la pressoterapia aiuta l’atleta nel suo periodo di recovery perché favorisce il riassorbimento degli edemi e allevia il dolore in seguito a traumi derivanti dall’allenamento. Questo consente agli sportivi di recuperare rapidamente e tornare, così, ad allenarsi.

 

Possono collaborare tra loro? Se sì, come?

I tre trattamenti descritti sono in grado di dare dei risultati rapidi e visibili in totale autonomia, questo significa che non è obbligatorio utilizzarli contemporaneamente. Tuttavia, la combinazione tra le tre terapie può portare agli atleti dei benefici non solo per la rapidità di recovery ma anche per quanto riguarda il miglioramento delle loro performance sportive.

Prima di procedere a qualsiasi trattamento di questo tipo, però, è sempre bene consultare il proprio medico curante: sarà lui a consigliarti le terapie più indicate per il proprio stato di salute.

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